SOTTOMESSA E FELICE – parte I – Misterbianco (CT)

Era la quarta sera che ci vedevamo. Stavolta lui mi aspettava appoggiato al suo taxi, nel parcheggio del centro commerciale Auchan. Come al solito, di fronte agli altri, era molto timido. Nessuno avrebbe mai pensato che, nel privato, fosse un uomo così sadico e perverso. Lo osservavo da lontano, di nascosto, non sapevo ancora se andare o non andare a quell'appuntamento. Forse pensavo alla paura o all'eccitazione per ciò che sarebbe successo. Lui fissava davanti, a sinistra e a destra, mentre aspettava. Quando mi sono avvicinata, mi ha salutato e aperto la portiera come fa ogni bravo taxista. 
La strada fino a casa sua non era lunga. Ha parcheggiato davanti a un palazzo popolare e mi ha aiutato a scendere dall'auto. Abbiamo preso l'ascensore per il terzo piano e, fino a quel momento, non gli ho rivolto la parola. Sapevo che dovevo tacere se non mi autorizzava a parlare.
- Ora puoi rispondere. Indossi quel vestito, come ti ho chiesto? 
- Sì padrone, lo indosso da stamattina. E' scomodo e imbarazzante, ma so che una cagna come me merita di soffrire per essere scopata. 
- Bene... molto bene.  
Ha aperto la porta dell'appartamento e mi ha portato direttamente in camera da letto. Ero a casa sua per la prima volta e tutto era in perfetto ordine, un ordine quasi maniacale.
Ho acceso una sigaretta mentre guardavo i mobili della stanza. 
- Qui non si fuma, stronza! 
- Scusa padrone... 
Spegnendo la sigaretta, lo osservavo con la coda dell'occhio in modo che non se ne accorgesse. Era alto e muscoloso, viso sottile, denti bianchissimi e capelli neri a spazzola. Si è tolto giacca, cravatta, la camicia azzurra, i pantaloni blu e le scarpe, restando vestito solo con un paio di collant da donna In ginocchio! 
Si è guardato i genitali e si è baciato da solo su una spalla sorridendo a se stesso. Stava per iniziare la sua ispezione. Camminava intorno a me e mi toccava con le unghie sulla schiena e sul petto. Le calze collant già faticavano a contenere il suo membro eretto. 
- La mia minchia è eccitata, ti ho forse detto di eccitarla? 
- No padrone... 
- Allora devi liberarmi da questa eccitazione, altrimenti applicherò i miei metodi di tortura su di te. 
- Non sono stata io, per favore... perdonami...
Mi ha strappato di dosso quell'orribile vestito da sera rosso, da puttana, ha preso dall'armadio un paio di morsetti e me li ha stretti sui capezzoli, facendoli sanguinare. Poi mi ha colpito più e più volte con la cintura dei pantaloni sulle cosce, lasciandomi dei segni violacei e dolorosi.

CONTINUA

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